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Alliance française Bologne

Il Cinema Ritrovato fuori sala (21 marzo - 21 aprile)

Les Enfants du Paradis fu, per i francesi, il film della fine dell’incubo, della Liberazione. In Italia fu distribuito nel dopoguerra con il titolo Amanti perduti, doppiato e accorciato della metà, dalle tre ore iniziali. È un capolavoro senza tempo. Se non vi fidate, iniziate a guardarlo, potrete sempre interromperlo. Ma, probabilmente, la forza di questo film leggendario, iniziato a Nizza, proseguito a Parigi, interrotto più volte, capace di resistere alle leggi razziali e alla guerra, vi costringerà a una visione senza interruzioni e vi farà vivere quell’ebbrezza che solo i film più grandi riescono a trasmettere. Il cinema contemporaneo ci ha abituato alla serialità, ai remake, alla ripetizione infinita dei colossal. Al contrario, il programma di questo mese è fatto tutto di film unici, irripetibili.

A partire dal doppio poker chapliniano, quattro lungometraggi sonori, Tempi moderni, Il grande dittatore, Monsieur Verdoux, Luci della ribalta, che abbiamo abbinato a quattro deliziosi corti degli anni Dieci. L’opera di Chaplin sfiora gli ottanta titoli e benché molti siano i rimandi da un film all’altro, può anche essere letta come progressiva liberazione dagli schemi del repertorio comico, per realizzare film sempre più personali e capaci di rappresentare pienamente la natura umana. Nella stessa categoria di film irripetibili, frutto di un’urgenza autoriale assoluta, proponiamo Il colore del melograno (1969), film censurato, addirittura rimontato da un altro regista sovietico, che torna a noi nel suo misterioso splendore, incrocio di pittura, musica, arte e poesia; Rapsodia satanica (1915-17), uno degli esempi più alti di cinema come arte totale; Fuoco!, il film del 1968 italiano, che si apre con gli spari alla statua della Madonna in processione. E poi Boatman e Below Sea Level, primi due film di Gianfranco Rosi, il più coraggioso documentarista contemporaneo, e Varda par Agnès, che la regista francese ha voluto realizzare come suo ultimo film, per consentirci di continuare a vedere la sua opera accompagnati dai suoi racconti.

Se non vi basta, c’è anche una delle più divertenti commedie interpretate da Nino Manfredi, Pane e cioccolata, ovvero quando gli emigranti eravamo noi italiani, Il manoscritto ritrovato a Saragozza, geniale e sconclusionato come un film di Terry Gilliam, sensuale e misterioso come un Buñuel, e Pandora con Ava Gardner all’apice della sua arte e della sua bellezza, tra corse in auto e corride, mitologia e amour fou.

Un buon programma, per allenarsi a tornare in sala!

Per i soci dell’Alliance Française l’abbonamento mensile è disponibile al prezzo ridotto di 12 € anziché 15 €.

Vai al link per l’acquisto a prezzo ridotto www.mymovies.it/ondemand/cinema-rit...

Novità:per l’abbonamento ora si potrà sottoscrivere il rinnovo automatico a ogni cambio di programma mensile.E per gli appassionati dei grandi classici in streaming, un abbonamento speciale al costo di 30 euro complessivi: in una unica soluzione, l’abbonamento si estenderà su tutta la durata del progetto (fino a giugno 2021).

IL PROGRAMMA COMPLETO E’ DISPONIBILE QUI


Martedì 30 e mercoledì 31 marzo, in esclusiva gratuita per i soci Alliance Française di Bologna

DAGUERRÉOTYPES
di Agnès Varda
(Francia- RFT 1976)
I soci ricevono il codice per la visione gratuita via mail lunedì 29 marzo

Agnès Varda, insieme alla giovane figlia Rosalie, esce in strada e filma. La strada è Rue Daguerre, nel 14° arrondissement, dove ha abitato e lavorato per cinquant’anni. La sua cinepresa interroga le vite di bottega, i negozianti della via, cerca e trova la concreta poesia delle baguette croccanti, delle bistecche fresche di taglio, delle stoffe cucite a mano. Intanto ascolta storie, che sono talora storie di migrazioni, di gente che ha cercato e trovato un posto nel mondo. Sì, se ci aspettiamo il fascino di una Parigi che non c’è più, l’attesa è ripagata. Senza dimenticare che questo è “uno dei grandi documentari moderni, che ha fondato un nuovo genere, l’antropologia dell’affetto” (Richard Brody, “The New Yorker”).